
In: Seo simple
15 lug 2009
PREMESSA
So che dirò cose trite e ritrite, ma per lavoro ho necessità di fare un condensato di buone regole da osservare durante la realizzazione di semplici pagine web html per renderle SEF.
Inizierò dal basso, dal codice HTML puro, dai tag H1 … H6
ANALOGIA
Se osserviamo le pagine di un quotidiano, possiamo vedere che i titoli, i sottotitoli, il testo degli articoli, hanno tutti una dimensione diversa tra di loro.
Questa è una caratteristrica riscontrabile fin dalla nascita della stampa. Il titolo grande in prima pagina è una caratteristica comune nei quotidiani che mette in risalto la notizia ritenuta principale dagli editori. In genere il titolo sta in alto al centro della pagina. Più in basso o lateralmente si trovano ancora i titoli delle notizie di minore importanza, sempre marcati in neretto e di medie dimensioni rispetto al testo delle notizie.
Questa struttura organizzata con titoli e sottotitoli di varie dimensioni è stata adottata anche nel web, ed una struttura logica che fa uso di caratteri di diverse dimensioni all’interno della pagina è premiata sia dall’utente che in questo modo riesce a rintracciare più facilmente le informazioni nel testo, sia dai motori di ricerca che attribuiscono maggiore o minore importanza al testo in funzione del tag che lo contiene.
I TAG
Una pagina ben strutturata fa uso di una struttura logica che vede l’utilizzo dei tag H1 … H6.
IMHO, l’utilizzo di questi tag all’interno del codice HTML è fondamentale per ottenere una buona base su cui lavorare sul posizionamento con tutte le altre attività tipiche del SEO. Avere un codice pulito e per strutturato con una logica ottimale è come gettare le fondamenta che sosterranno la solidità del lavoro nel tempo.
Nel mio lavoro cerco sempre di usare i tag H1…H3 con parsimonia legandoli al titolo della pagina e all’url.
SEMPLICI REGOLE
L’uso ottimale dei tag H1…H3 in una pagina HTML è implementabile rispettando le seguenti poche semplici regole:
CONSIGLI E CONCLUSIONI
In genere io non linko mai il testo contenuto nei tag H1…H6. Perchè? Beh… perchè no. Scelta personale. Se fossi stato io ad introdurre i tag H1…H6 nell’HTML non li avrei introdotti per enfatizzare un link bensì per enfatizzare un contenuto. Quindi il mio consiglio è quello di non linkare gli H1…H6.
Un ulteriore accorgimento è quello di non abusare dei tag H1…H6. Il vecchio web, quello di qualche anno fa vedeva siti che contenevano stringhe di testo più o meno lunghe ricche di keyword in H1, H2…
Secondo me oltre ad essere brutto da vedere, è sbagliato. I tag H1…H6 sono stati creati per enfatizzare piccole porzioni di testo, titoli, capoversi, per far si che il lettore in un attimo capisca di che cosa si parla in quella pagina.
Un piccolo test per verificare di aver fatto un buon lavoro nell’uso dei tag logici e nella realizzazione della struttura delle pagine è quello di aprire la pagina e di valutare se in 5 secondi, un utente che non l’ha mai vista è in grado di dirmi di quale argomento si parla in quella pagina.
Potete farlo fare a un amico, collega o col tempo potete imparare a farlo da soli.
Se per capire l’argomento della pagina web occorre più di quel tempo, allora significa che avete dato importanza (quindi tag H1…H6) alle frasi sbagliate ed il lavoro va rivisto. In genere la comprensione dell’argomento globale in un lavoro fatto bene, per una persona è lampante.
Dal punto di vista tecnico, tutto questo organizzare il documento secondo una precisa struttura logica, faciliterà anche lo spider dei motori di ricerca nella comprensione e quindi nell’indicizzazione. Utilizzare gli accorgimenti mostrati in questo articolo ma rintracciabili facilmente in moltissimi blog di nicchia in rete è una delle cose di base da fare nella progettazione e nella stesura del codice HTML di una pagina web.
UN ESEMPIO
<html>
<body>
<head>
<title>IL BOOMERANG CHE NON TORNA INDIETRO</title>
</head>
<body>
<h1>IL BOOMERANG CHE NON TORNA INDIETRO</h1>
<p>Bla bla bvla…… bla bla bla…. un testo corposo sul boomerang che non torna indietro</p>
<h2>L’Inventore del boomerang che non torna indietro</h2>
<p>Bla bla bvla…… bla bla bla…. un testo corposo sulla vita dell’inventore del boomerang che non torna indietro</p>
<h2>L’uso del boomerang che non torna indietro</h2>
<p>Bla bla bvla…… bla bla bla…. un testo corposo sull’uso del boomerang che non torna indietro</p>
<h3>I pareri degli utenti del boomerang che non torna indietro</h3>
<p>Bla bla bvla…… bla bla bla…. un testo corposo sui pareri degli utenti del boomerang che non torna indietro</p>
…..
…..
RIASSUMENDO
In: Seo medium
24 giu 2009
Se lavori nel web ti sarà certamente capitato di lavorare su un sito Joomla. Spesso i siti web hanno dei form che permettono all’utente di registrarsi, richiedere informazioni o inviarle.
Joomla ha dei componenti che gestiscono e creano i form.
Uno di questi, molto usato su Joomla 1.0 è FacileForm.
Non credi che sarebbe interessante poter monitorare semplicemente con un paio di righe di codice i click sul tasto di invio form, tracciandoli come goals in analytics?
Non sarebbe interessante tracciare gli obiettivi anche nel caso in cui il sito sia di un tuo cliente, per mostrargli l’incremento delle conversioni come risultato del tuo lavoro SEO?
Bene, nel caso di FacileForms è possibile tracciare l’invio dei form in pochi passi:
1) Entra su FacileForms dal pannello di amministrazione di Joomla.
2) Nel menù di amministrazione di FacileForms clicca sulla voce “Manage Scripts”.
3) Quindi scegli la funzione “validate and submit forms” dalla lista.
4) Si aggiungono due righe alla funzione che c’è nel seguente modo:
FUNZIONE STANDARD PRIMA DELLA MODIFICA
function ff_validate_submit(element, action) { error = ff_validation(0); if (error != '') { alert(error); ff_validationFocus(); } else ff_submitForm(); } // ff_validate_submit
FUNZIONE DOPO LA MODIFICA
function ff_validate_submit(element, action) { error = ff_validation(0); if (error != '') { alert(error); ff_validationFocus(); } else{ formName=element.form.name; pageTracker._trackPageview("/" + formName +".html"); ff_submitForm(); } } // ff_validate_submit
5) Si vanno quindi a inserire gli obiettivi su analytics che saranno del tipo “/nomeform.html”
Suggerimento: Per verificare con sicurezza il nome del form e quindi l’url fittizia che fa da obiettivo si può mettere un alert al caso di errore e provare a inviare i form lasciando i campi vuoti come nel seguente modo:
function ff_validate_submit(element, action) { error = ff_validation(0); if (error != '') { formName=element.form.name; pageTracker._trackPageview("/" + formName + ".html"); alert("/" + formName +".html"); //alert(error); ff_validationFocus(); } else ff_submitForm(); } // ff_validate_submit
Per idee, domande o suggerimenti scrivete pure qui sotto
In: Seo medium
11 giu 2009
Proprio in questi giorni ho letto un articolo riguardante il file robots.txt sul TagliaBlog.
Molto utile ed interessante. Eccolo qua.
Mi è successa una cosa simile in questi ultimi mesi, quando per un sito che curo personalmente mi sono trovato ad una netta diminuzione delle statistiche di scansione anche se ancora non sono arrivato allo zero.
Ho analizzato il problema per diverso tempo.
Nonostante il mio lavoro di ottimizzazione e di link building per il sito, non ho ottenuto risultati.
Nemmeno sottoponendo gli url con una sitemap multipla ho ottenuto qualcosa, e dopo 3 mesi il sito aveva solo 3 pagine della sitemap indicizzate.
Preso dalla rabbia di quest’ultimo dato, mi sono chiesto dove fosse il problema.
Ho identificato la causa in un banale errore di distrazione.
Avevo semplicemente operato una riscrittura delle url con un redirect 404 verso una pagina di errore, dimenticandomi di caricare il file robots.txt sul sito.
Per questo, quando Google andava a cercare il file robotx.txt, riceveva un errore 404 e quindi veniva presentato allo spider il contenuto della pagina di errore.
Quindi il file robots.txt conteneva codice html, generando scompiglio nello spider che piano piano ha smesso di visitare il sito.
Quando facciamo un redirect 404 è quindi necessario accettarsi che i file cercati dallo spider ci siano e non restituiscano un errore 404.
In: Seo medium
5 giu 2009
A volte mi soffermo ad osservare quanto sia utile conoscere i linguaggi lato server per un SEO.
In passato ho lavorato come web developer PHP/MySql in un’agenzia web. Indubbiamente un’esperienza fondamentale per l’evoluzione della mia figura sul lato del web marketing.
E’ vero,! E’ possibile fare marketing sul web, fare il SEO anche senza conoscere niente di PHP o di qualsiasi altro linguaggio lato server. Però è veramente riduttivo e molte porte facilmente spalancabili diventano chiuse.
Ho riscontrato questa caratteristica proprio oggi.
Stavo facendo link building per un sito in azienda e ho dedicato un po’ di tempo nell’analisi della concorrenza. Mi sono reso conto di quanti link con bassissimo pr avessero i siti posizionati sopra a quello sul quale stavo lavorando, per la stessa keyword.
Allora mi sono chiesto come avrei potuto fare a concentrare almeno inizialmente l’attività di link building sui siti migliori offerti dalla vastità di ottime risorse che abbiamo in azienda.
Presto detto.
Una classe php analizza i domini e restituisce il PR. I domini sui quali lavorare per fare link building presenti nel DB aziendale sono velocemente ordinati per PR dal migliore al peggiore ed ovviamente è bene iniziare dal meglio.
Ecco un sito che spiega come costruirsi una classe php che svolga il servizio appena descritto.
In: Seo simple
3 giu 2009
Gestisco l’ottimizzazione di un sito di affitti per studenti.
Avevo posizionato un box contenente i link alle sottocateorie del sito, una categoria per ogni provincia. Il box era in basso nella colonna di destra, quindi nell’ultima parte del sito, parlando in termini di ordine di lettura del codice.
Il sito oscillava tra la 5° e la 7° posizione in homepage per la keyword principale “affitti studenti“.
Recentemente ho deciso di spostare il box nella prima parte della pagina, in alto, ben visibile agli utenti. E’ sicuramente un’ottima cosa per gli utenti del sito che possono scegliere più facilmente la provincia dove cercare. Il box è rappresentato nell’immagine del post e quelli che vedete sono tutti link.
Questa mossa, utile per l’utente, è stata l’unica modifica al sito negli ultimi mesi. Il sito ha però perso un sacco di posizioni in questo periodo per la keyword principale e ho ritenuto che la presenza di tutti quei link in alto alla pagina sia la causa principale della perdita di posizione.
Con la mia convinzione che Google tenta sempre di assomigliare alla mente umana, ho ragionato come ragionerebbe una persona che capita in un luogo simile.
Immaginiamo di giungere davanti ad un’abitazione e di entrare dentro la prima porta che vediamo. Entrati nella stanza troviamo un pavimento, con una grande scritta (il metatag title del sito) e 100 porte sulla parete di fronte (i link che ho messo subito in alto alla pagina).
In lontananza vediamo un sacco di parole, testo, discorsi di senso compiuto, qualche immagine (il contenuto della homepage).
Possiamo convenire nel ragionamento che il testo è molto lontano e le porte sono molto vicine. Inoltre 100 porte possono portare a un contenuto più facile, e la mente umana preferisce per natura le scelte più semplici, meno gravose e meno dispendiose.
E’ quindi naturale scegliere una di queste porte presi anche dalla curiosità di scoprire cosa c’è dietro, invece di andare laggiù in fondo a leggere cosa c’è scritto col rischio anche che non ci sia scritto niente di interessante.
Google infatti ha smesso di leggere il contenuto della pagina, e trovando un centinaio di link che mandano ad ogni città, ha preferito visitare le pagine delle città invece che appronfondire la home.
Tutto questo a cosa ha portato?
Innanzitutto alla scomparsa del sito da Google per la keyword principale, e in secondo luogo la conquista di numerose posizioni per le keyword degli anchor text dei link alle città.
Quindi ora non sono più in prima pagina con la keyword principale e sono salito con keyword come “affitti studenti Ascoli Piceno”.
Con tutto il rispetto per gli abitanti di Ascoli Piceno, non ho interesse a comparire con queste keyword, e pertanto ho tolto i link tornando alla homepage di prima e cercando di riconquistare la prima pagina con la keyword principale.
Cosa ho imparato da questa esperienza:
IL CONTENUTO VINCE SU TUTTO.
Questo ci insegna che i link vanno trattati con cautela e posizionati nella giusta collocazione all’interno del codice della pagina. Avere un buon contenuto, ricco di keyword attinenti a un link che intendiamo presentare successivamente valorizza il link. Al contrario avere un link prima del contenuto non valorizza il contenuto stesso in quanto probabilmente Google se ne andrà in quel link prima di leggere il contenuto.
Ulteriori esperimenti a riguardo nei prossimi giorni.
Stay tuned
In: Seo medium
29 mag 2009
Ti è mai capitato di sottoporre una sitemap a Google di dover aspettare un tempo improponibile affinchè il numero di link della sitemap indicizzati divenissero una quantità ragguardevole?
Hai mai provato invece la sensazione di soddisfazione nel vedere i frutti del tuo lavoro, in un tempo breve?
Beh… di recente mi sono occupato di un sito a scopo di commercio elettronico. Circa 5000 prodotti in catalogo.
Insieme ai preparatissimi programmatori, in azienda, abbiamo deciso di sottoporre ovviamente a Google tutte e 5000 le url riscritte SEF.
Ma qual’è il modo migliore di sottoporre 5000 link a Google?
Questa è la domanda che mi sono chiesto.
Come al solito, la risposta è dentro di noi. Spesso accade così. Noi già sappiamo certe cose, ma ci viene spontaneo cercarle negli altri invece che in noi stessi.
Con il pensiero che ‘tutto ciò che mi serve è già dentro di me’ durante il problem solving ho immaginato la situazione in cui mi fosse sottoposta alla lettura una lista di 5000 frasi.
Ovviamente mi anoierei a leggerle tutte insieme. Essendo una lista unica dovrei leggerle tutte io e sarebbe impossibile trovare qualcuno per leggerle mezze per uno contemporaneamente, per velocizzarne la procedura, dato che la lista è unica, e se la sto leggendo io, non può averla davanti a se l’altra persona.
Come ho scritto qualche giorno fa mi sono appoggiato quindi alla soluzione delle sitemap multiple.
Infatti, se le 5000 frasi da leggere fossero scritte su 10 fogli da 500 frasi ciascuno, potrei organizzare un gruppo di 10 persone che leggerebbe tutte e 5000 frasi in un tempo indubbiamente minore.
Riesci a comprendere questo meccanismo. Ho la tua attenzione.
Ho quindi applicato questo semplice principio alla sitemap, creando una funzione che prende in ingresso un array contenente tutti gli url che voglio inviare a Google, e mi fornisce in uscita una sitemap madre e tante sitemap figlie ciascuna contenenti tanti link quanti voglio.
Scarica qui la funzione da rinominare in PHP per essere eseguita.
E’ completamente commentata e nei commenti scoprirai come sia facile utilizzarla.
Se hai domande, non esitare a scrivere un commento.
Appena posso tirisponderò.
In: Seo advanced
21 mag 2009Come tutti sappiamo, l’invio della sitemap è un passo da compiere per ogni sito che intendiamo ottimizzare e sul quale vogliamo lavorare secondo un’ottica SEO.
Se il sito che dobbiamo ottimizzare ha poche pagine html, tanto vale crearsi una pagina xml a mano seguendo lo standard richiesto da Google. Se invece il sito è dinamico, possiamo farci un semplice script ad esempio in php che crei dinamicamente tutte le url, ovviamente riscritte a modo
In questa seconda occasione, spesso si tende a creare un unico file che raccolga tutti i link del sito, ma a mio avviso questo non è l’ottimo. E dato che siamo SEO, e siamo ad ottimizzare, non possiamo accontentarci di ciò che è solo buono.
Supponiamo di avere un sito di commercio elettronico con un catalogo di 5000 prodotti.
L’ottimo è creare una sitemap madre che raccolga i link alle sitemap figlie.
Ho fatto un esperimento a riguardo ed ho ottenuto un risultato IMHO eccellente. 5335 pagine indicizzate su Google in circa 24 giorni, per un sito completamente ristrutturato e con le url completamente riscritte. Quindi da 0 a 5335 in 24 giorni.
Il sito stava già ricevendo qualche link, ma erano i link spontanei per un sito di un settore nemmeno di nicchia. Nessuna opera SEO per lui in precedenza.
Qui di seguito riporto i dati del risultato:
![]()
La creazione di una sitemap multipla è semplice. Il file sitemap madre è strutturato come segue:

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<sitemapindex xmlns="http://www.sitemaps.org/it/schemas/sitemap/0.9">
<sitemap>
<loc>http://www.example.com/sitemap1.xml.gz</loc>
<lastmod>2004-10-01T18:23:17+00:00</lastmod>
</sitemap>
<sitemap>
<loc>http://www.example.com/sitemap2.xml.gz</loc>
<lastmod>2005-01-01</lastmod>
</sitemap>
</sitemapindex>
Google ci aiuta nella sua realizzazione a questo link: http://www.google.it/support/webmasters/bin/answer.py?answer=71453
La sitemap figlia è un file che rispetta il normale standard come tutte le sitemap, che non sto a riportare ma che Google ci suggerisce qui: https://www.google.com/webmasters/tools/docs/it/protocol.html
Un buon modo per realizzare una bella famiglia si sitemap multiple è quello che ho usato nel mio test. Ho usato php come linguaggio lato server e dalla stessa pagina sitemap.php, con un semplice passaggio di parametri in GET seleziono se visualizzare una sitemap madre o una figlia.
In: Seo simple
11 mag 2009
In seguito all’esperienza che ho descritto qualche post addietro, in merito alla rimozione di un pdf da Google, ho deciso di fare un test.
Non posso dire per chi ho lavorato, dato che l’obiettivo è stato quello di posizionarsi con qualsiasi cosa sopra ad un risultato ben preciso delle serp, al fine di spingerlo in basso.
E’ un lavoro che ho fatto in azienda (l’azienda dove lavoro) e ad una settimana dal tentativo il risultato è giunto.
Si tratta di una cosa molto semplice ma efficace nei casi in cui si abbia del materiale in pdf correlato ad un sito sul quale stiamo lavorando dal punto di vista SEO.
Si tratta di una semplice procedura da fare tutte le volte che un sito ha dei documenti pdf al suo interno, i quali spesso vengono visti come semplici file sui quali non perdere tempo.
Trovandomi spesso ad analizzare le SERP di Google per svariate keyword, per fare delle semplici analisi per i clienti, mi sono imbattuto molte volte nei risultati "pdf". Spesso ho trovato file pdf ottimamente posizionati anche per keyword molto gettonate.
Mi sono chiesto allora se quanto applicato per la rimozione del pdf di qualche tempo fa, potevo applicarlo al contrario per l’indicizzazione.
Ed infatti, ho lavorato su un file pdf semplicemente nel seguente modo:
Il risultato di tutto questo è che per la principale keyword, il pdf si è posizionato in prima pagina scavalcando ‘la concorrenza’ dopo solo 7/10 giorni.
Spero di esservi stato utile.
Stay tuned